Software Open Source e Licenze d’Uso

16 ottobre 2009 di Daniele Frulla


La Rete ha contribuito allo sviluppo e ad una sempre maggiore diffusione del software opensource, ovvero tutti quei software i cui autori ne permettono lo studio e l’apporto di modifiche da parte di chiunque. Qualunque persona che abbia conoscenze di programmazione può verificare il funzionamento di un software opensource ed apportare migliorie.

Grazie a questa filosofia sono nate vere e proprie “comunità” online che favoriscono lo scambio di informazioni tra sviluppatori, iscritti o comunque semplici utenti che apprezzano un particolare prodotto opensource, che non è sinonimo di freeware, perchè un software gratuito non necessariamente è “open” ovvero non mostra il suo codice sorgente.

Brevi cenni sulla storia e sul futuro dell’opensource

Il sistema operativo opensource per eccellenza è Linux. E’ in particolare il “kernel” di Linux, sviluppato a partire dal 1991 da Linus Torvalds, ad essere uno degli esempi più interessanti di software opensource oltre che “libero” . Gli autori del sistema operativo del pinguino hanno infatti molto contribuito alla nascita ed alla crescita del movimento opensource.
Basti ricordare l’iniziativa promossa negli anni ’80 da Richard Stallman che fondò la Free Software Foundation, organizzazione senza scopo di lucro che si prefiggeva e si prefigge tutt’oggi come obiettivo quello di favorire la diffusione e l’adozione del software libero.
Firefox ed OpenOffice sono due esempi di software opensource.

1998. Uno dei momenti più importanti della storia del software è stato il rilascio da parte di Netscape del codice sorgente del suo browser. La licenza permetteva l’effettuazione di modifiche sul codice del prodotto e la sua libera redistribuzione. E’ possibile far risalire la nascita del termine “opensource”, quindi, a poco più di una decina di anni fa.
Dal codice sorgente di Netscape sono nati Mozilla e i suoi prodotti. Grazie all’apporto dei contribuiti della comunità degli sviluppatori, ad esempio, il browser Firefox è oggi un prodotto sempre più completo, che ha saputo guadagnare ampie fette di mercato alla concorrenza “capeggiata”, per anni, da Internet Explorer.
Altro fiore all’occhiello di Mozilla è Thunderbird, un client di posta elettronica che poggia su un motore particolarmente valido ma che, per diversi motivi, non ha goduto dello stesso successo di Firefox.
Tra i temi sui quali si punterà molto nel prossimo futuro, ci sono il “cloud computing”, il green IT, il social networking, lo sviluppo di dispositivi ed appliance dotate di funzionalità di comunicazione via Internet, la creazione di robot mobili. Nel manifesto si legge di come l’opensource verrà sempre più ritenuto come un insieme di strumenti strategici in ambito aziendale per dare il via al cosiddetto “Enterprise IT 3.0”: piattaforme e standard aperti giocheranno un ruolo cruciale.

Opensource e “software libero”

Sebbene strettamente legati, i termini opensource e “software libero” non sono sovrapponibili.
Mentre, come abbiamo ricordato, con “opensource” si fa riferimento all’apertura del codice sorgente di un programma – reso quindi liberamente visibile, analizzabile e migliorabile da parte di chiunque –, con “software libero” si fa riferimento alla tipologia di licenza prevista per l’utilizzo di un’applicazione. Rispetto ai “software proprietari”, le licenze d’uso dei software “liberi” danno la facoltà all’utente di eseguire il programma per qualunque scopo, di consultare il codice sorgente dello stesso ed eventualmente di modificarlo, di copiare e ridistribuire il programma senza alcuna limitazione.
Potremmo quindi osservare come il termine “software libero” estenda in qualche modo il concetto di “opensource” incentrandosi soprattutto sulle libertà (diritti e doveri) dell’utente.

Utilizzare “software libero” non significa comunque non sottostare a delle regole. Anche questa tipologia di software, infatti, come già anticipato, implica l’accettazione di una licenza d’uso che può essere più o meno restrittiva. Le più famose sono la licenza GNU GPL e la licenza GNU LGPL. Nel primo caso, ogni prodotto sviluppato a partire da un software libero dovrà essere distribuito con la medesima licenza. La LGPL è invece meno limitante poiché consente allo sviluppatore di utilizzare codice proveniente dal software libero anche all’interno di applicazioni “proprietarie”: in tal caso, tuttavia, il codice derivato ed incluso nel programma “a sorgente chiuso” dovrà comunque essere sempre reso visibile. Va detto, comunque, che non tutte le licenze sono compatibili fra loro ovvero non è sempre permesso amalgamare, in un’unica soluzione, due o più codici sorgenti provenienti da software liberi che usano licenze differenti.

Va altresì rammentato che il termine “software libero” non deve essere confuso con “freeware”. Quest’ultima tipologia di software è sì distribuibile gratuitamente ma non appartiene né alla categoria dell’opensource né, ovviamente, a quella del “software libero”.

In generale, prima dell’installazione di un software viene chiaramente prospettato all’utente il contratto di licenza d’uso che deve essere interamente accettato nel caso in cui si desideri utilizzare il programma. La tipologia di licenza viene di solito già indicata prima del download di un programma, sul sito del produttore ma è all’atto dell’installazione che ci si può accorgere a quale categoria appartenga un’applicazione.

Chi utilizza software opensource, infatti, può godere di aggiornamenti frequenti. In particolare quelli collegati all’aspetto sicurezza. Proprio perché il codice sorgente è “aperto” e quindi visibile da chiunque è bene provvedere alla tempestiva applicazione degli aggiornamenti.

Sistemi operativi

Ubuntu, la distribuzione Linux sino ad oggi più utilizzata, proporrà a fine Ottobre 2009 Ubuntu 9.10Karmic Koala”: la nuova versione del sistema operativo include le versioni aggiornate di GNOME (2.28), del kernel di Linux (2.6.31-10.34), di AppArmor, raffinando le tecnologie per il “cloud computing” attraverso il suo framework opensource che permette di allestire cluster di computer connessi tra loro aumentando quindi la potenza di calcolo sfruttabile in parallelo.

Suite per l’ufficio

Per l’elaborazione di documenti il mondo opensource offre OpenOffice.org, progetto che tra l’altro vanta un’attivissima comunità italiana. PLIO, il Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org è ad esempio l’associazione che raggruppa la comunità italiana dei volontari che sviluppano, supportano e promuovono OpenOffice.org. Tra l’altro, proprio la conferenza 2009 su OpenOffice.org si svolgerà in Italia, ad Orvieto. La città umbra ospiterà l’evento a Novembre prossimo ed è stata scelta tra diverse città “papabili” a livello mondiale tra le quali Alessandria d’Egitto, Budapest, Quezon City nelle Filippine, Riga, Reykjavik ed una città indiana. OpenOffice.org è un prodotto completo capace di tenere testa ai più famosi prodotti commerciali. Include infatti un wordprocessor, un foglio elettronico, un software per creare presentazioni, un modulo di calcolo ed un gestore di database. Punti di forza sono la gestione di file in formato PDF, la possibilità di aprire documenti creati con altri prodotti, la grande disponibilità di estensioni che possono essere adoperare per svolgere i compiti più disparati ed arricchire il programma in termini di funzionalità.

Crittografia

Tra i software opensource in grado di facilitare la protezione dei dati mediante l’uso di algoritmi crittografici, citiamo TrueCrypt. Si tratta di un prodotto di punta che fa della flessibilità uno dei suoi principali fiori all’occhiello. Il programma, infatti, può creare dischi virtuali cifrati all’interno dei quali sarà possibile memorizzare i dati da proteggere e rendere inaccessibili alle persone non autorizzate. TrueCrypt, inoltre, mette a disposizione una serie di strumenti per crittografare il contenuto di interi dischi oppure di singole partizioni, compresa quella ove risulta installato il sistema operativo. Il software è inoltre “portabile”: se necessario, quindi, potrà essere impiegato su qualunque computer senza dover preventivamente provvedere all’installazione.
Per crittografare e firmare i messaggi di posta elettronica, il mondo opensource offre GnuPG, soluzione della quale abbiamo ampiamente parlato in passato.

Riproduttori multimediali

Tra le applicazioni opensource in grado di gestire file multimediali tra i più famosi ed apprezzati c’è certamente VLC, particolarmente apprezzato per il fatto di essere multi-piattaforma e quindi disponibile per tutti i principali sistemi operativi, compresi Windows, Linux, Mac OS X e Solaris.
Il programma include di per sé un gran numero di librerie “free” per la decodifica e la codifica dei vari formati audio e video. Si tratta di una peculiarità particolarmente utile soprattutto in ambiente Windows: in questo modo si potrà evitare di dover andare alla ricerca di codec o di plug-in proprietari.

Grafica

GIMP è la soluzione più completa che il mondo opensource propone per l’elaborazione delle immagini e delle foto digitali. Rispetto ad altri software freeware è più difficile da apprendere ma è da considerarsi come uno dei programmi più ricchi in termini di caratteristiche e funzionalità.

Gestione di file compressi

Rilasciato sotto licenza GNU LPGL, 7-Zip è uno dei più validi software opensource per la creazione e la gestione di archivi compressi. In grado di supportare più di una ventina di formati di file compressi, 7-Zip propone tutte le funzionalità più utili per trattare qualunque genere di archivio. Il software consente infatti di generare anche archivi compressi “autoestraenti”, crittografati oppure, ancora, di suddividerli automaticamente in più spezzoni.

Gestione contenuti

Coloro che desiderano pubblicare in Rete lpossono affidarsi a molteplici software opensource attraverso l’adozione di un “content management system” (CMS) come WordPress e Joomla.
Il primo si propone come una piattaforma più adatta a coloro che desiderano creare un blog, il secondo invece è pensato per facilitare la realizzazione di siti web più complessi. La forza di entrambi i prodotti opensource sta nella vasta disponibilità di plug-in ed estensioni, capaci di arricchire ulteriormente le funzionalità della piattaforma di base.


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