Crearsi il Proprio DNS Dinamico con Cloudflare ed Script Php

di Daniele Frulla


Dynamc DNS

Tra i tanti servizi che ci mette a disposizione Internet occorre prendere in considerazione il DNS (Domain Name System) che è alla base di ogni navigazione.

Il DNS indica un’associazione di un nome con un indirizzo IP. Facciamo un esempio: se vuoi raggiungere il sito www.newstechnology.eu il tuo pc deve prima trasformare il nome in un indirizzo IP e la richiesta verrà effettuata a dei servers sparsi per il mondo che si chiamano servers DNS Pubblici.

Generalmente quando fai un contratto ADSL privato o contratti telefonici dati, ti viene assegnato un indirizzo IP Pubblico e questo ti rimane fino a che non perdi la linea o fino a quando il tuo provider non ti cambia IP. Questi genere di IP che cambiano nel tempo si dice vengono assegnati in maniera dinamica.

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Network Time Protocol – NTP

di Daniele Frulla


Ntp - Network Time Protocol

Ntp - Network Time Protocol

Il tempo è da sempre l’unità di misura che scandisce la nostra vita, il lavoro, il susseguirsi delle azioni.

Anche per pezzo di ferro come il computer il tempo è essenziale. Basti pensare che un clock all’interno della CPU scandisce il tempo di esecuzione dell’istruzione che il PC deve eseguire.

Anche all’interno di una rete, che sia Internet o che sia una Intranet aziendale c’è l’esigenza che tutti i PC, i servers e qualsiasi altro apparato abbiano il tempo sincronizzato.

Quale strumento migliore di un protocollo NTP?

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Perchè La Tua Azienda deve essere Presente su Internet

di Daniele Frulla


Business Online

Possiedi una azienda che non ha ancora una pagina sul Web? Pensi che Internet non sia adatto al profilo della tua società?

Sia che la tua azienda venda case, sia che produca divani o semplicemente svolga un’attività di artigianato o anche intellettuale, le idee che spingono un manager aziendale ad essere visibile sul web sono tante.  Leggi…

L’aspetto Sociale della Conoscenza

di Daniele Frulla


Partendo dalla notizia di qualche tempo fa relativa al tentativo di rendere decifrabili le conversazioni su Skype, che adotta standard crittografici molto robusti (di grado militare a 256 bit), si vuole esplorare l’aspetto sociale della conoscenza.

Lo scopo non è intercettare i criminali che usano Skype (in quanto utilizzerebbero un altro software), ma piuttosto vietare l’uso della crittografia ai privati, rendendo i cittadini onesti soggetti al controllo dello Stato. I criminali userebbero la crittografia comunque, che rappresenterebbe per loro il reato meno grave. Tanto vale violare una legge in più.

Oggi il valore più importante è rappresentato dalla conoscenza che per sua natura è pubblica e non esclusiva, e Internet costituisce la piattaforma dell’innovazione e della divulgazione, non è proprietaria, e permette a miliardi di persone di esprimersi direttamente, offrendo la possibilità di eliminanare il monopolio dei mass media sull’opinione pubblica.

I blogger o in genere coloro che lavorano nel mondo della conoscenza rappresentano una potenzialità per la trasformazione sociale, sviluppando culture e modi di produzione autonomi, con la possibilità di generare sistemi politici più avanzati e democratici.

Internet con i blog, l’Open Source, Wikipedia e altri prodotti simili sono i primi importanti segnali di trasformazione economica e culturale in contrapposizione alla società capitalista, basata sull’interesse di pochi, sulla segretezza, la competizione e la speculazione finanziaria.

Editoria

di Daniele Frulla


Secondo il Dizionario della lingua italiana, l’editoria è l’industria del libro; l’insieme degli editori e della loro attività.

Dai tempi di Johann Gutemberg l’editoria ha avuto un notevole sviluppo attraverso i quotidiani, le pubblicazioni periodiche e, con la nascita dei prodotti audiovisivi e multimediali, si è iniziato a parlare anche di editoria su internet. Ogni attività svolta dall’essere umano deve essere regolamentata e la Commissione Cultura sta portando avanti il testo del nuovo ddl per rivisitare la legge sull’Editoria. Da anni si tenta di rivedere il comparto normativo legato agli editori, ma il tutto si è sempre arenato su posizioni poco lungimiranti che con l’avvento del web hanno mostrato tutta la propria debolezza. La proposta di legge sull’editoria é stata presentata in data 9 giugno 2008.

Il testo inizia con una definizione di attività editorialeAi fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso».

All’articolo 6 viene aggiunto:«Ai fini della presente legge, per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e alla distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative».

All’articolo 8 invece, si inizia a distinguere l’editoria rispetto alle attività informative sul web: «Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro».

La definizione non offre una definizione chiara e le interpretazioni possono essere diverse, soprattutto per definire l’organizzazione imprenditoriale in un ambito come quello di internet, ove chiunque può accedere a strumenti simili ad AdSense o altri, per finanziare le proprie piccole spese online. La vecchia domanda ritorna alla luce: i blog sono a tutti gli effetti esclusi dalla legge sull’editoria?

Ci si dovrebbe chiedere: se sia il momento di lasciare che ognuno possa diventare impresa e guadagnare, oppure si debba imporre la pesante burocrazia a tutti coloro che per passione vogliano cominciare a crearsi un nuovo lavoro? Il passaggio dalla passione ad un nuovo lavoro, potrebbe essere breve con la conseguenza di ridurre la concorrenza ed il pluralismo, favorendo solamente chi è già sul mercato e può disporre di molti capitali.

Quando la legge non risulta chiara, il pericolo è sempre dietro l’angolo. Il testo unico per l’Editoria prevede diverse responsabilità ed ogni parola andrà valutata attentamente al fine di identificare un profilo la realtà cartacea e per la realtà online, perchè finchè ci sarà possibilità di interpretazione si potrebbero creare i soliti sospetti.

Dipendenza Da Internet

di Daniele Frulla


Dalla Cina arriva la prima presa di posizione forte sulla sindrome da dipendenza da internet, un malessere che nel regno della censura è considerato ora ufficialmente malattia da curare e che nel resto del mondo è ancora studiato e valutato nelle sue dimensioni ed implicazioni.

Quello cinese potrebbe quindi essere il primo report ufficiale fatto alla World Health Organization.

Gli studi appartengono quasi tutti all’ospedale militare di Pechino e il ministero della salute ha già dichiarato che dal 2009 potrebbe adottare soluzioni e approcci promossi dalle ricerche del dr. Tao Ran fatte su circa 3.000 pazienti in 4 anni: «Abbiamo preso i sintomi che comparivano nello stesso momento almeno nel 50% dei pazienti e poi abbiamo cominciato a registrare con quale frequenza questi sintomi si ripresentassero» ha dichiarato il dottore.

Per cominciare dunque a parlare di dipendenza dalla rete in maniera patologica bisogna fare uso della rete per almeno 6 ore al giorno e esibire almeno uno dei sintomi evidenziati dal dr. Tao Ran tra i quali ci sono l’insonnia, difficoltà a concentrarsi, stress fisico o mentale, irritazione e «passare il tempo a desiderare di essere online». Seguendo tale direzione secondo Tao Ran almeno il 10% dei giovani cinesi sarebbe soggetto a tale sindrome, per la maggior parte maschi.

Ad ogni modo non sono solo i cinesi ad avanzare ipotesi su una simile sindrome, anche il resto della comunità scientifica mondiale ha più volte pensato di catalogare la “sindrome da dipendenza da internet”, pur non avendo mai compiuto un passo concreto in tale direzione. In Marzo L’American Journal Of Psychiatry ha proposto l’aggiunta di una “dipendenza da internet e videogiochi” al Manuale di Diagnostica e Statistica dei Disordini Mentali, la bibbia di chi lavora nel mondo della psichiatria.

Tutti sembrano comunque concordare sul fatto che internet non sia una causa ma semplicemente un sintomo di una sindrome di dipendenza maggiore. Un problema che può in molti casi, almeno in Cina, sfociare in un tale calo di produttività che porta al licenziamento.

 

Fonte: www.newstechnology.eu


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