20 Maggio 2007 di Daniele Frulla
La parola “steganografia” deriva dal greco antico: steganos (nascosto) e graphia (scrittura). Si tratta dell’insieme di tecniche che permettono a due o più persone di comunicare in modo tale da nascondere non solo il contenuto del messaggio, ma anche la sua stessa esistenza. È una forma di comunicazione invisibile, che si mimetizza all’interno di contenuti apparentemente innocui.
Spesso la steganografia viene confusa o affiancata alla crittografia, ma le due discipline hanno obiettivi diversi. La crittografia rende il messaggio incomprensibile a chi non possiede la chiave, ma non nasconde il fatto che una comunicazione sia in corso. La steganografia, invece, mira a far passare inosservata la comunicazione stessa. In molti casi, le due tecniche vengono combinate: prima si cifra il messaggio, poi lo si nasconde.
Leggi tutto: Comunicare in modo sicuro: la steganografia digitale

Le origini della steganografia risalgono all’antichità. Erodoto racconta di messaggi incisi sul cuoio nascosto sotto la cera di tavolette apparentemente vuote. Aristotele ne parla nei suoi scritti. Anche la cultura popolare ha fatto uso di queste tecniche: basti pensare all’inchiostro simpatico in Chi ha incastrato Roger Rabbit? o ai reagenti chimici usati per rivelare testi nascosti ne Il nome della rosa.
Oggi, la steganografia si è evoluta in chiave digitale. Le immagini, i video, i file audio e persino i documenti PDF possono diventare contenitori per messaggi nascosti. Tuttavia, nonostante i progressi tecnologici, la steganografia digitale è ancora considerata una disciplina in parte sperimentale, priva di una teoria generale che ne definisca con precisione limiti e potenzialità.
Le tecniche steganografiche si dividono in due grandi categorie:
Un’ulteriore classificazione distingue tre approcci principali:
È la più semplice e diffusa. Si basa sul principio che ogni canale di comunicazione contiene un certo grado di rumore o ridondanza. Questo “rumore” può essere sostituito da un segnale codificato, ottenuto trasformando il messaggio segreto. Se il sistema è ben progettato, il messaggio nascosto sarà indistinguibile dal rumore originale.
Ha un valore più teorico che pratico. Si basa sull’idea di ripetere un’operazione più volte, fino a ottenere un risultato che soddisfi una determinata condizione. È poco usata per via della sua inefficienza.
Cerca di imitare le caratteristiche statistiche del rumore originale, sostituendolo con un’informazione modificata. Richiede la costruzione di un modello accurato del rumore, il che comporta un notevole sforzo computazionale. Inoltre, se un attaccante riesce a ricostruire il modello, può individuare e decifrare il messaggio nascosto.
L’uso pratico della steganografia digitale può essere riassunto in pochi passaggi:
Una branca della steganografia che ha trovato ampio impiego è il watermarking digitale. Consiste nell’inserire un “marchio” invisibile all’interno di un file (immagine, video, audio) per identificarne l’autore o il proprietario. È molto usato per proteggere la proprietà intellettuale e per tracciare la diffusione di contenuti digitali.
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, si è diffusa la preoccupazione che la steganografia potesse essere usata per scopi illeciti, come la trasmissione di istruzioni tra gruppi terroristici. Questo ha portato a un clima di sospetto e, in alcuni casi, alla censura. L’autore di OutGuess, uno dei software più noti, ha sospeso la distribuzione del codice sorgente proprio per evitare abusi.
Tuttavia, come ogni tecnologia, la steganografia è neutra. Può essere usata per proteggere la libertà di espressione in contesti repressivi, per garantire la privacy in comunicazioni sensibili, o per scopi artistici e creativi. L’importante è l’uso che se ne fa.
La steganografia è una disciplina affascinante, che unisce matematica, informatica e creatività. È una forma di comunicazione invisibile, che ci ricorda quanto sia sottile il confine tra ciò che vediamo e ciò che è nascosto. In un’epoca in cui la privacy è sempre più minacciata, la possibilità di comunicare senza lasciare tracce visibili può diventare uno strumento prezioso.
Ma come ogni strumento potente, va usato con consapevolezza. Perché nascondere un messaggio è facile. Nascondere le intenzioni, molto meno.
Se vuoi approfondire l’argomento, ti consiglio:
Capture The Flag challenges on steganography
Steganography on Wikipedia (EN)
from PIL import Image
img = Image.open(“farfalla.png”)
data, pixels = “”, iter(img.getdata())
while True:
p = [v for _ in range(3) for v in next(pixels)[:3]]
data += chr(int(”.join([‘1’ if i % 2 else ‘0’ for i in p[:8]]), 2))
if p[8] % 2: break
print(data)
Con il codice sopra prova a trovare il messaggio nascosto nella immagine di copertina!
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